USA - Guantanamo. Nel processo per gli attentati dell’11 settembre la pubblica accusa “offre” un accordo agli imputati

USA - The Guantanamo Docket

17 Marzo 2022 :

Nel processo per gli attentati dell’11 settembre la pubblica accusa “offre” un accordo agli imputati: dichiararsi colpevoli in cambio di una condanna all’ergastolo senza condizionale.
I pubblici ministeri hanno avviato colloqui con gli avvocati di Khalid Shaikh Mohammed, accusato di essere “la mente” degli attacchi dell'11 settembre 2001, e dei suoi 4 coimputati.
L’accordo potrebbe porre fine al lungo caso presso il tribunale di guerra, istituito dall'amministrazione i George W. Bush, caso che si è impantanato in lunghe fasi preliminari incentrati sulla tortura degli imputati da parte della CIA. Quasi un decennio dopo il rinvio a giudizio dei 5 imputati, il giudice militare non ha ancora fissato una data di inizio del processo.
Non è previsto che un accoro possa essere raggiunto a breve. Ma se davvero gli imputati accettassero di dichiararsi colpevoli in cambio di una condanna all’ergastolo, la cosa potrebbe contrastare con le dichiarate intenzioni dell’Amministrazione Biden, che vorrebbe chiudere il campo di detenzione di Guantanamo. Un “accordo” era stato esplorato anche dall’Amministrazione Trump, e in quel contesto gli imputati avevano chiesto espressamente di rimanere detenuti a Guantanamo, perché era un posto dove, dopo alcune “migliorie” degli ultimi anni, era loro consentito di mangiare insieme, e di pregare. Gli imputati ponevano come condizione per la trattativa di NON essere trasferiti nel supercarcere federale di Florence, in Colorado, dove il regime detentivo prevede l’isolamento totale per 23 ore al giorno. Se anche in questa nuova trattativa gli imputati rifiutassero la detenzione federale, Biden si vedrebbe costretto a non chiudere Guantanamo, ma a trasformarlo in un carcere militare per pochi detenuti.
I 5 uomini imputati sono: Khalid Sheik Mohammed, ora 58 anni, pakistano; Walid bin Attash, ora 43/44 anni, yemenita; Ammar al Baluchi, ora 44 anni, pakistano; Ramzi bin al Shibh, ora 49 anni, yemenita; Mustafa al Hawsawi, ora 53 anni, saudita, tutti catturati in Pakistan tra il 2002 e il 2003. Come è noto gli attentati vennero effettuati dirottando quattro aerei di linea, mandandone 2 a impattare contro le due torri del World Trade Center di New York, uno contro il Pentagono (Ministero della Difesa) a Washington DC. e uno, probabilmente destinato a colpire la Casa Bianca, cadde in un campo in Pennsylvania. Gli imputati attuali sono accusati di aver diretto, addestrato, e fornito denaro e supporto logistico agli attentatori suicidi che quel giorno causarono oltre 3.000 morti.
Un patteggiamento senza dubbio sarebbe visto negativamente da quella parte di parenti delle vittime favorevoli alla pena di morte, ma potrebbe essere accolto positivamente da quella parte di parenti turbati dagli enormi ritardi del processo causati dalla polemica, apparentemente irrisolvibile, su come utilizzare all’interno di un processo le informazioni estorte agli imputati sotto tortura. Ai ritardi “procedurali” va inoltre aggiunto un fortissimo rallentamento delle attività negli ultimi 2 anni a causa della pandemia.
Ma un altro rallentamento si profila all’orizzonte. Prima che colloqui formali potessero iniziare, Cheryl Bormann, l'avvocatessa principale di uno degli imputati, Walid bin Attash, ha chiesto di dimettersi dal caso. Ha detto di aver saputo di un'indagine interna non specificata sulla sua "prestazione e condotta" da parte del coordinatore dei difensori d’ufficio egli imputati, il generale dell'esercito Jackie L. Thompson.
Non si conoscono i dettagli della vicenda, ma intanto si è già generato un nuovo rinvio delle udienze preliminari che potrebbe protrarsi per mesi.
Uno degli avvocati che rappresentano la pubblica accusa, Clayton G. Trivett, ha scritto mercoledì (9 marzo) ai collegi dei difensori proponendo di discutere "se sono possibili accordi preliminari per tutti e 5 i casi".
"Anche se non posso garantire che troveremo un accordo nelle prossime due settimane", ha affermato Trivett in un'e-mail, "concentrando i nostri sforzi incentrandoli esclusivamente su possibili accordi mentre siamo tutti qui a Guantánamo, dove sono presenti i vostri clienti e i vostri colleghi, potrebbe essere la nostra migliore possibilità per determinare almeno se è possibile raggiungere degli accordi".
In pochi giorni, i 5 imputati ei loro avvocati si sono incontrati in aula per compilare un primo elenco di requisiti per la dichiarazione di colpevolezza, iniziando con l'eliminazione della pena di morte dal caso. Sembra che i difensori abbiano consegnato alle controparti una prima lista congiunta di richieste già lunedì 14.
Sebbene i pubblici ministeri abbiano avviato i negoziati, un eventuale accordo dovrebbe essere convalidato da un alto funzionario del Pentagono che ha l’incarico di coordinare gli avvocati “civili” (non quelli militari) della pubblica accusa. L’incarico di “convening authority” (termine intraducibile) al momento è ricoperto dal colonnello Jeffrey D. Wood, nominato dall'amministrazione Trump.
Le parti hanno affermato che i colloqui dovrebbero continuare per tutto il mese per cercare di raggiungere alcune intese da presentare al colonnello Wood.
Il procuratore capo ad interim, il colonnello George C. Kraehe, ha rifiutato di commentare, così come il coordinatore dei difensori, il generale Thompson.

https://www.nytimes.com/2022/03/15/us/politics/gitmo-terrorism-trial.html

 

altre news